lunedì 4 giugno 2012

In Montenegro s'infiamma la protesta

La sua moneta è l'Euro, ma non fa parte dell'Unione Europea. Basti questo a descrivere quanto sia particolare la situazione politica del Montenegro. Separatosi dalla Serbia con un referendum nel 2006, il Montenegro è una piccola repubblica balcanica che conta meno di settecentomila abitanti. Le sue coste da sogno in questi anni non si sono limitate ad attrarre turisti, ma anche corruzione e denaro sporco. Ma in un momento particolarmente turbolento sembra che i cittadini montenegrini abbiano alzato la testa e si siano messi a combattere la corruzione. Candidato all'ingresso nell'Ue, la lotta alla corruzione è diventata ormai un necessità impellente per il Paese.

Proprio per questo i cittadini sono scesi nella capitale Podgorica per chiedere un cambiamento profondo del Paese. Protestano contro il primo ministro Igor Lukšić e il suo governo. Il volto della protesta è quello della giovane Vanja Ćalović, leader della ONG MANS, oggi fra i personaggi pubblici più amati del paese. Capeggia una protesta animata da associazioni, sindacati, studenti.

In un paese dove la speculazione edilizia la fa da padrona e dove l'attrazione di capitali esteri di dubbia provenienza sembra la norma, un risveglio della società civile non può che essere visto come una buona notizia.

Montenegro

venerdì 25 maggio 2012

La copertina di YUGOLAND!

Nel giorno in cui la Jugoslavia si ferma per festeggiare il compleanno di Tito (nato in realtà l'8 maggio, ma non sottilizziamo), a lavorare ci pensiamo noi. Ecco a voi la copertina un po' jugonostalgica ma non troppo di "YUGOLAND, in viaggio per i Balcani", il libro dedicato alle mie peregrinazioni, che "incidentalmente" dà anche il nome a questo blog. Che ve ne pare?


Lo troverete in libreria dal 6 giugno, un po' prima nello store dell'editore. Nel frattempo cercherò anche di segnalarvi tempestivamente presentazioni e ogni altra iniziativa (cene, bevute, concertini) legata al libro. Non mollatemi sul più bello!

mercoledì 16 maggio 2012

La Bosnia oltre Mladic

Inizia oggi il processo a Ratko Mladic, il capo militare dell'esercito della Repubblica Serbia di Bosnia, responsabile dell'eccidio di Srebrenica, il peggior massacro avvenuto in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Verrà processato al Tribunale internazionale dell'Aja, istituito dalle Nazioni Unite per giudicare i crimini avvenuti durante la guerra in ex Jugoslavia. L'Onu cerca quindi di ristabilire quella giustizia che negli anni Novanta non fu di fatto capace di custodire, partendo proprio da Srebrenica, zona di sicurezza che i caschi blu olandesi non riuscirono a difendere. Ci si augura che finalmente si faccia giustizia. Ma non ci si può scordare che oggi la Bosnia è un paese dimenticato dalla comunità internazionale, e vive ancora in pieno il dopoguerra. Per farla rivivere non basterà processare i responsabili di Srebrenica: bisognerà fare i conti anche con chi oggi vuole che gli accordi bellici di Dayton siano, quasi vent'anni dopo, un architrave istituzionale su cui costruire uno stato.

Perché infatti su quegli accordi non è stato costruito nulla. Dayton serviva per fermare la guerra, diventata ormai un'immagine troppo violenta per essere sopportata dall'Europa. Temo che processare Mladic purtroppo servirà a poco, se insieme - oltre al ponte di Mostar che è tornato a riempire le cartoline - non si ripristineranno le strade al suo fianco, che restano piene di macerie. A testimonianza di cosa sia oggi davvero la Bosnia.

venerdì 4 maggio 2012

Druze Tito mi ti se kunemo (?)



Il 4 maggio del 1980 moriva l'uomo che fece la Jugoslavia: Josip Broz, noto al nome col nome di Tito. A Spalato si stava giocando uno dei grandi classici del calcio jugoslavo: Hajuduk Spalato contro Stella Rossa di Belgrado. La notizia fu sconvolgente. La partita si fermò per il canonico minuto di silenzio: le facce dei giocatori e degli arbitri sconvolte, più di qualcuno non trattiene le lacrime. Dal pubblico si alzò un coro, a tifoserie unite: Druže Tito, mi ti se kunemo / da sa tvoga puta ne skrenemo! "Compagno Tito, non ti tradiremo, dalla tua strada non devieremo."

Eppure la storia andò diversamente. Esattamente dieci anni dopo, nel giugno del 1990, fu un'altra partita di calcio a segnare la fine della Jugoslavia: Dinamo Zagabria contro Stella Rossa. Si era appena votato nella repubblica jugoslava di Croazia, con esiti favorevoli ai nazionalisti. Quella volta il calcio non servì per unire, ma per dividere. Perfino un giocatore come Boban prese a calci un poliziotto, gesto che gli impedì di partecipare ai mondiali degli anni '90 con la maglia della nazionale jugoslava. Ma in fondo, forse, la Jugoslavia era già finita.

venerdì 27 aprile 2012

Yugoland su Pinterest

Il fatto che le storie si possano raccontare anche per immagini è un po' il concetto alla base dello YUGOLAND-libro (del quale riparleremo a breve). Un concetto alla base anche dell'intero progetto editoriale di BeccoGiallo, che la forza delle immagini la usa da sempre per approfondire e ricordare cose che non dovrebbero essere messe da parte. Proprio per questo non potevamo trascurare la nuova sensazione in campo social, quel Pinterest che proprio sulle immagini basa il suo successo. O meglio, potevamo trascurarlo, ma gli ordini dall'alto non si discutono... Scherzi a parte, l'esperienza è a dir poco stimolante, e posso affrontarla per una volta in compagnia. La board YUGOLAND è infatti aperta ai contributi di chiunque voglia condividere le sue Yugo-esperienze in questo modo un po' particolare. Non male, questo Pinterest!