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martedì 24 aprile 2012

Un caso di Resistenza? il Feral Tribune

Si sa: le brutte storie acquisiscono spesso più fama di quelle positive. E così è stato anche per la guerra in Jugoslavia. Anche se non tutti si sono schierati subito dalla parte dei nazionalismi di diversa matrice. Uno degli esempi resistenti più virtuosi è sicuramente il Feral Tribune, giornale croato nato negli anni Ottanta nell'ambiente universitario spalatino per sbeffeggiare il Potere e chiedere maggiore libertà, e diventato con il tempo la principale voce indipendente di tutta la Croazia. Nato come giornale satirico, durante la guerra il Feral Tribune, con i suoi inviati al fronte sempre più numerosi, è diventato giorno dopo giorno più stimato e autorevole, puntando sulla cronaca e raccontando le violenze della guerra indipendentemente dall'etnia dei responsabili.

Questa indipendenza è costata cara al Feral Tribune: nel 2008, nonostante vendesse attorno alle quattordicimila copie (un'ottima tiratura per un paese piccolo come la Croazia), per il giornale fu di fatto impossibile attingere alla pubblicità a causa dell'ostracismo che il mondo politico croato cominciò a creare attorno alla testata. Fu così costretto a chiudere, nonostante godesse ancora di ottima salute, come mi ha raccontato uno dei suoi fondatori, Predrag Lucić, al tavolo di bar di Spalato.

giovedì 9 febbraio 2012

Qualcosa di buono sul fronte orientale

Ci sono storie che sembrano fatte apposta per scriverci un romanzo. Questa è una di quelle. Nel 2010 la Bosnia decide di ringiovanire il proprio esercito e manda in pensione chi ha più di 35 anni di servizio. Solo che la crisi politica che ha portato la Bosnia a un interminabile periodo senza governo ha fatto sì che non ci fossero i soldi nemmeno per le pensioni degli ex-militari. E così la federazione croato-musulmana stanzia un fondo per i propri militari, mentre quelli serbi rimangono a bocca asciutta.
È stato così che i veterani croati e i musulmani, che di certo non se la passavano bene, hanno deciso fare una buona vecchia colletta per gli ex-nemici, arrivando a raccogliere 5.000 euro. 500 sono andati a Slavko Rašević, che non aveva nemmeno i soldi per mandare la figlia a scuola, gli altri sono stati divisi in quote da 50 o 60 euro per i più bisognosi.

E così, dopo essersi sparati, i veterani della guerra di Bosnia oggi si ritrovano tutti insieme a protestare contro i loro politici, e contro il loro immobilismo.