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mercoledì 3 ottobre 2012

Bosniaci e Bosgnacchi

Con colpevole ritardo torno a pubblicare dopo le presentazioni che in settembre mi hanno portato in giro per il nord Italia. E proprio da qui voglio partire. Mi sono infatti reso conto che spesso do per scontate cose che per i non addetti ai lavori non lo sono. Ho pensato che quindi è opportuno spiegare meglio alcune cose per rendere il mondo dei Balcani un po' più semplice da affrontare.
Parto quindi da una delle cose più complicate... la composizione etnica della Bosnia Erzegovina.

Prima cosa da sapere: la Bosnia è un paese abitato da diverse etnie, ma le principali sono tre: i serbi, che dopo la guerra vivono principalmente nella Republika Srpska (entità serba della Bosnia Erzegovina), i croati, che stanno prevalentemente nella regione dell'Erzegovina e infine i bosgnacchi. Spesso chiamiamo erroneamente bosniaci i bosgnacchi, ma con bosniaci si intende tutta la popolazione della Bosnia Erzegovina, con bosgnacco la popolazione bosniaca di religione islamica. I bosgnacchi quindi sono musulmani, ma non Musulmani. Con la maiuscola infatti si intende la nazionalità Musulmana, nazione fondante la Repubblica federale Jugoslava. E qui si aprirebbe un altro capitolo. Perché essere di nazionalità Musulmana (con la maiuscola) era differente da essere di religione musulmana. La nazionalità Musulmana era infatti stata creata e accettata da Tito fra gli anni '60 e '70 ed inserita nella costituzione jugoslava. Non era però riconosciuto il nome bosgnacco in quanto questo termine riconduce per forze a una caratteristica di tipo religioso.

mercoledì 11 luglio 2012

Il rischio di Srebrenica

Ogni anno in luglio sulle home page dei giornali e sulla bacheche di Facebook tutti si ricordano della Bosnia-Erzegovina e del drammatico eccidio di Srebrenica. Un doveroso esercizio di memoria: ricordare le migliaia di vittime innocenti massacrate nel luglio di 17 anni fa. Il più grave eccidio avvenuto su suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.

Ricordare: un gesto necessario. Ma che rischia di covare con sé dei rischi. La guerra in Jugoslavia è per l'Europa un grande rimosso. Parlare di Srebrenica non può diventare un modo di continuare a non parlare di tutto ciò che fu la guerra in ex Jugoslavia.

Troppo spesso infatti ci siano girati dall'altra parte. Lo abbiamo fatto a Vukovar. Durante l'operazione Tempesta. O con i Cancellati sloveni, che forse solo ora, dopo vent'anni, ottengono giustizia... Parlare di Srebrenica per non affrontare le proprie colpe non è un buon modo per evitare che in futuro riappaiano nuove Srebrenica.

martedì 12 giugno 2012

Fra cascate di fiumi e cascate nei fiumi

Se avete voglia di visitare una Bosnia diversa di quella delle cartoline del ponte di Mostar e delle moschee di Sarajevo non posso che consigliarvi una gita a Bihac. Bihac è una cittadina che sta nella punta nord ovest della Bosnia. Non ha nulla di particolare se non fosse che si trova lunga il fiume Una. E che cos'ha il fiume Una di così particolare direte voi? la risposta è semplice: è un ottimo posto dove fare rafting. Cascate più o meno ripide si susseguono per chilometri e chilometri e a Bihac hanno capito come rendere fruttifero queste meraviglie della natura.

Dopo una gita in gommone dove sicuramente finirete nelle gelide acque del fiume Una, che scorre in un luogo magico, tutelato da due grandi montagne che le fanno da argini, per rilassarvi dopo la botta di adrenalina potete andare a visitare le vicine cascate di Martin Brod. Se riuscite andata alla ricerca di questa fantastica lavatrice ecologica: un anziano signore di Martin Brod la utilizza per lavare i propri panni e senza usare detersivo e elettricità... e i risultati sono perfetti!

mercoledì 16 maggio 2012

La Bosnia oltre Mladic

Inizia oggi il processo a Ratko Mladic, il capo militare dell'esercito della Repubblica Serbia di Bosnia, responsabile dell'eccidio di Srebrenica, il peggior massacro avvenuto in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Verrà processato al Tribunale internazionale dell'Aja, istituito dalle Nazioni Unite per giudicare i crimini avvenuti durante la guerra in ex Jugoslavia. L'Onu cerca quindi di ristabilire quella giustizia che negli anni Novanta non fu di fatto capace di custodire, partendo proprio da Srebrenica, zona di sicurezza che i caschi blu olandesi non riuscirono a difendere. Ci si augura che finalmente si faccia giustizia. Ma non ci si può scordare che oggi la Bosnia è un paese dimenticato dalla comunità internazionale, e vive ancora in pieno il dopoguerra. Per farla rivivere non basterà processare i responsabili di Srebrenica: bisognerà fare i conti anche con chi oggi vuole che gli accordi bellici di Dayton siano, quasi vent'anni dopo, un architrave istituzionale su cui costruire uno stato.

Perché infatti su quegli accordi non è stato costruito nulla. Dayton serviva per fermare la guerra, diventata ormai un'immagine troppo violenta per essere sopportata dall'Europa. Temo che processare Mladic purtroppo servirà a poco, se insieme - oltre al ponte di Mostar che è tornato a riempire le cartoline - non si ripristineranno le strade al suo fianco, che restano piene di macerie. A testimonianza di cosa sia oggi davvero la Bosnia.

venerdì 24 febbraio 2012

Lo Yugobasket / 1

Un paio di settimane fa Sergio Tavčar, indimenticabile cronista sportivo di TV Koper Capodistria, è passato a Padova per presentare il suo libro La Jugoslavia, il basket e un telecronista. Tavcar è un nome notissimo fra gli appassionati di pallacanestro: in molti sono cresciuti seguendo le sue mitiche telecronache. E credo che senza parlare di basket sia difficile capire davvero la Jugoslavia. Pensate che una volta ho sentito raccontare una barzelletta: "Sai chi ha voluto la guerra in Jugoslavia? Gli Usa, altrimenti non avrebbero mai più vinto un mondiale di basket."
Tavčar, che è persona intelligente, questa cosa la spiega alla perfezione, grazie anche alle mille sfaccettature che lo caratterizzano: tifoso della Jugoslavia ma sloveno di nazionalità, abitante di Trieste ma critico con la sua città, madrelingua sloveno ma diffidente nei confronti degli abitanti di Lubiana. La sua dote più grande però è spiegare lo sport senza limitarsi alle analisi tecniche, mettendolo in relazione con lo spirito di un popolo: la Jugoslavia era una squadra di assoluto livello perché giocava alla sua maniera, cioè balcanica. Ed è proprio il motivo per cui oggi la Spagna è lo squadrone che è: perché continua a giocare alla spagnola. L'Italia, pur ricca di stelle NBA, ha smarrito la bussola e gioca all'americana... e i risultati si vedono!

Qual è oggi, secondo Tavčar, la squadra che ha mantenuto di più lo "spirito balcanico" della grande Jugoslavia? La Macedonia, che pur avendo cinque-giocatori-cinque agli ultimi Europei è riuscita a fare faville. Il Montenegro resiste, ma avendo pochissimi abitanti fatica. La Serbia mantiene un buon vivaio, mentre la Bosnia è divisa da troppi nazionalismi. Croazia e Slovenia stanno invece perdendo la loro anima. Si stanno americanizzando, proprio come l'Italia.
Ma cosa vuol dire "americanizzarsi"? Questo lo scopriremo nel prossimo post.

P.S. Nella foto, per chi non segue il basket, Vlade Divac e Drazen Petrovic. La loro indimenticabile storia è stata raccontata di recente in un simpatico documentario.

mercoledì 15 febbraio 2012

Meglio tardi che mai

Ieri il presidente serbo Boris Tadic ha consegnato diverse onoreficenze a persone e istituzioni considerate particolarmente meritevoli. Insieme al tennista Novak Djokovic, ambasciatore della Serbia nel mondo, è stata premiata una persona molto meno nota, ma sicuramente altrettanto degna. Si tratta di Srdjan Aleksic, serbo di Trebinje, ammazzato di botte nel 1993 da quattro militari della Repubblica Serba di Bosnia, colpevole di aver difeso un amico musulmano.
Meglio tardi che mai, si direbbe, ma c'è un particolare che va segnalato. Nella motivazione ufficiale della premiazione si omette una cosa, ovvero chi abbia ammazzato Aleksic: si parla di un generico gruppo di violenti, senza specificare che i violenti erano quattro militari che stavano controllando i documenti a dei cittadini presenti in un mercato.

La storia di Srdjan non è molto nota, ma nell'ultimo periodo sta piano piano emergendo, insieme a quella di tanti piccoli eroi che durante la guerra in ex-Jugoslavia hanno deciso di "restare umani" anche a costo della vita.
Abbiamo voluto contribuire anche noi alla memoria di Srdjan, raccontando con i disegni di Gabriele Gamberini la sua storia in un fumetto.

Qui un'anteprima:

P.S. grazie a Luka di Osservatorio Balcani Caucaso per la segnalazione.

giovedì 9 febbraio 2012

Qualcosa di buono sul fronte orientale

Ci sono storie che sembrano fatte apposta per scriverci un romanzo. Questa è una di quelle. Nel 2010 la Bosnia decide di ringiovanire il proprio esercito e manda in pensione chi ha più di 35 anni di servizio. Solo che la crisi politica che ha portato la Bosnia a un interminabile periodo senza governo ha fatto sì che non ci fossero i soldi nemmeno per le pensioni degli ex-militari. E così la federazione croato-musulmana stanzia un fondo per i propri militari, mentre quelli serbi rimangono a bocca asciutta.
È stato così che i veterani croati e i musulmani, che di certo non se la passavano bene, hanno deciso fare una buona vecchia colletta per gli ex-nemici, arrivando a raccogliere 5.000 euro. 500 sono andati a Slavko Rašević, che non aveva nemmeno i soldi per mandare la figlia a scuola, gli altri sono stati divisi in quote da 50 o 60 euro per i più bisognosi.

E così, dopo essersi sparati, i veterani della guerra di Bosnia oggi si ritrovano tutti insieme a protestare contro i loro politici, e contro il loro immobilismo.

giovedì 2 febbraio 2012

Egitto e Bosnia: quando lo sport nasconde ben altro

Sui giornali di oggi tiene banco la notizia delle ferali violenze che dopo una partita di calcio hanno portato alla morte di oltre 70 persone. C'è qualcuno che però sospetta ci sia qualcos'altro, dietro questi fatti: nella fattispecie, punire gli ultrà dell'Ahly, rei di essere stati fra i protagonisti di Piazza Tahrir. Purtroppo, però, tutto il Mondo è Paese. Una cosa simile infatti è successa qualche mese fa nel derby di Mostar, quando gli ultrà dello Zrinjski, una delle due squadre della città, invasero il campo per punire i giocatori avversari.
Il caso egiziano e quello di Mostar ci insegnano come anche oggi lo sport possa essere utilizzato per ottenere i propri fini: punire chi ha combattuto contro Mubarak in un caso, chi è di un'altra religione in un altro. Bisogna stare all'erta.

P.S. Documenteremo l'episodio di Mostar con i fumetti di Gabriele Gamberini. Eccovi giusto un assaggio.


mercoledì 1 febbraio 2012

"La SCINTILLA che fece scoppiare la Prima Guerra Mondiale"

Quante volte avete letto o sentito questa frase? È il modo che si usa a scuola per spiegare l'attentato con cui Gavrilo Princip uccise l'erede al trono d'Austria Francesco Ferdinando, dando così il via alla Prima Guerra Mondiale. Una scena talmente mitizzata da sembrare più una leggenda che un fatto storico. Eppure accadde realmente, e la foto qui a fianco ritrae esattamente il posto da dove Gavrilo sparò: il Ponte Latino. Se quel fatto non avesse creato così tanti disastri, però, sarebbe da riderci sopra. Più che un attentato sembravano... le comiche!
Gavrilo non era solo quel giorno: con lui c'erano altri membri della Giovane Bosnia. Il primo di questi sbagliò mira con una bomba, facendo scappare l'Arciduca che si stava dirigendo verso la biblioteca. Il piano sembrava andato in fumo, ma al ritorno del sovrano Gavrilo incontrò per puro caso il corteo imperiale: tentò ancora una volta di uccidere l'Arciduca, ma sbagliò e uccise la moglie. Solo con il secondo colpo riuscì nei suoi intenti, e sapendo a quale fine sarebbe andato incontro cercò di uccidersi con l'arsenico, che però era scaduto e non sortì alcun effetto. Così tentò il suicidio buttandosi nel fiume Miljacka, ma dato che l'acqua arrivava a mala pena alle caviglie non riuscì proprio ad annegarsi. Infine, fu catturato e imprigionato. Morì di tubercolosi 4 anni dopo nel carcere di Terezin.

Ah, ricordatevi: se anche il fatto è avvenuto a Sarajevo, Gavrilo era un serbo, che insieme alla Mano Nera combatteva contro il dominio austrungarico della Bosnia. Come a dire: a volte le cose sono un po' più complesse di quanto sembrerebbe. In ogni caso, se volete mantenere un tenore più leggero, poco distante dal ponte c'è la Sarkejevska Pivara, il birrificio cittadino. Ve lo consiglio.


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lunedì 30 gennaio 2012

Dalla EX alla POST Jugoslavia

Ricordo che quando avevo una decina d'anni e stavo spensieratamente guardando qualche programma TV per bambini (penso si trattasse di Big!) in attesa dei cartoni animati, d'improvviso la conduttrice lesse una lettera di una bambina che viveva da qualche parte nell'ex Jugoslavia (nelle mia ricostruzione potrebbe essere l'Istria). La bambina spiegava a noi bambini italiani che per lei la guerra era qualcosa di lontano, che lei se ne andava tranquillamente tutti i giorni al mare, che la sua vita procedeva come se nulla fosse, e che tutte le scene di guerra dei telegiornali erano distanti da lei quanto da noi.

Forse fu quella la prima volta che mi venne voglia di scoprire l'ex Jugoslavia. Ma la vedevo ancora come qualcosa di arcaico, remoto: pensavo a Trieste come le colonne d'Ercole, m'immaginavo che da lì il treno dovesse per forza tornare indietro, perché oltre non c'era nulla. Poi, crescendo, ho imparato a leggere le cartine geografiche e, a sorpresa, capii quanto quei posti ci fossero vicini. Sono le guerre filtrate dalla TV, invece, a sembrarci sempre così distanti. Per questo ho cominciato a viaggiare su e giù per i balcani, per prendere le misure da solo, diciamo.

Dalle esperienze vissute in migliaia di kilometri percorsi nascerà anche un libro, che vuole presentare in maniera un po' diversa dal solito l'ex Jugoslavia, per invitare i giovani a scoprire meglio quelli che in fondo sono i nostri vicini di casa. Sarà una sorta di esperimento, che ha visto fra i complici amici di vecchia data (come Piero il rugbysta, prezioso alle foto) e nuovi arrivati (come Gabriele Gamberini, disegnatore emiliano che ha scelto di vivere a Sarajevo). Proveremo a tenere insieme storie e interviste raccolte sul campo, foto, disegni e fumetti. Il tutto in perfetto stile balcanico: un po' scanzonato, ma non troppo. Ah, il cappello con la stella rossa: l'ho comprato in una bancherella vicino a Medjugorje accanto ai santini della Madonna...